GULLI (IN)SENSATE ESPERIENZE (2015)

GULLI (IN)SENSATE ESPERIENZE (2015)

Gulli, la razionalità non è tutto

 IL PERCORSO DI UN ARCHITETTO CHE È APPRODATO ALLA PITTURA RICERCANDO FORZE ARCAICHE.

NELLE SUE OPERE È CENTRALE LA TENSIONE VERSO IL SEGRETO PRIMITIVO DEL NOSTRO SIGNIFICATO NEL MONDO

Siamo abituati da tempo ad abbattere qualsiasi divisione nel lavoro di un artista, il concetto di multidisciplinarietà è ereditato fin dal rinascimento: l’artista è homo faber, pittore, scultore, architetto, scienziato, letterato. Non stupisce, dunque, se ancora oggi le tangenze tra le varie discipline sono per taluni artisti più che mai necessarie per indagare le differenti enucleazioni espressive della realtà e della fantasia artistica che li sostanzia e contraddistingue. Gianluca Gulli è architetto, già dalla fine degli anni ’90 lavora a importanti ristrutturazioni e progettazioni, ma la necessità di perseguire, oltre la stessa architettura, il concetto di fare forma, fare spazio, lo spinge a cercare anche altri territori espressivi. È l’interrogazione artistica unita a un bisogno tormentato di recuperare “il segreto primitivo del nostro significato nel mondo” che lo conducono alla pittura. Inizialmente non è soddisfatto dei risultati perché, come dice, le pitture sono ancora nell’orbita del suo lavoro di architetto, anche se ormai parte irrinunciabile del suo percorso di conoscenza. Dal primo decennio del 2000 inizia una vera e propria sperimentazione e la pittura diventa concreta possibilità di introspezione e di libertà: può inabissarsi nel mondo dell’irrazionale, scoprire valori emotivi, inseguire entità, forze arcaiche che contengono idealità simboliche e archetipi latenti, quelli che per Jung fanno parte del nostro immaginario collettivo. Ricorrente diventa specialmente il tema dell’Angelo che, come l’eroe, fugge alla scoperta di se stesso. Artisti di ogni epoca, cineasti, scrittori si sono misurati e continuano a farlo con quelle misteriose creature celesti, così pure con l’altro tema, caro anch’esso a Gulli, della Luna. Ci troviamo di fronte a una tensione conoscitiva densa di turbamenti, di presentimenti che si sostanzia in una pittura che oscilla tra pulsioni vitali e vuoti, tra luci e ombre, scenari di masse informi che creano nuovi paesaggi immaginativi dell’anima, vibranti e sempre cangianti. “(In)sensate esperienze, (Ir)reali emozioni”, la mostra tenutasi lo scorso novembre nella splendida Villa Morosini a Polesella ha sancito un importante debutto denso di turbinose apparizioni: “Che cos’è l’uomo? Mi rincresce, ma nemmeno Nietzsche ha saputo rispondere a questa domanda. Vivere, allora, andare al di là di noi stessi, trascendersi. Ecco perché ancora viviamo, con questa speranza” (Licini, 1943).

 

Maria Angela Tiozzi

(artein n°160)

Gulli, Rationality isn’t everything

THE CAREER OF AN ARCHITECT WHO TURNED TO PAINTING IN SEARCH OF ANCIENT POWERS.

AT THE CORE THE STRIVING TOWARD THE PRIMITIVE SECRET OF OUR MEANING IN THE WORLD

 We’re all accustomed to knocking down walls in art: we inherited the concept of multidisciplinarity from the Renaissance. Man is the homo faber, the painter, sculptor, architect, scientist, man of letters. It’s no surprise then if the tangents between disciplines are more necessary than ever today for artists who interrogate the many expressive enucleations of reality and fantasy that sustain and distinguish their work. Gianluca Gulli is an architect who was already developing important building projects in the 90s, but the need to pursue concepts at the coreof form and space drove him to seek other expressive territories. Artistic research united with the tormenting need to recover “the primitive secret of our meaning in the world” and this led him to painting. At first he was unsatisfied with the results because, as he explains it, they remained within the orbit of his architecture, even after painting had become essential to his deepening consciousness. But in the early years of the new century painting became a concrete means of introspection and freedom, allowing him to plunge into irrational worlds, uncover emotional values, and pursue entities, ancient forces that contain the symbolic ideals and latent archetypes that Jung tells us constitute our collective imaginary. The theme of the Angel becomes recurrent; like the hero, the angel flees from self-revelation. Artists of every era, filmmakers, and writes have always measured themselves against those mysterious celestial creatures; and the same is true of that other theme dear to Gulli: the moon. We encounter a cognitive tension dense with disturbance, foreshadowings that take shape in paintings that oscillate between vital tension and emptiness, between light and shadow; scenarios of formless masses that create new imaginary landscapes of the soul, vibrant and everchanging. “In(sensate) Experience, (Un)real Emotions”, the exhibition in the splendid Villa Morosini in Polesella, marks an important debut rich with whirling apparitions: “What is a man? I’m sorry, but not even Nietzsche could answer that question. To live, to go beyond ourselves, to transcend ourselves. That is why we still live, with this hope.” (Licini, 1943).

Maria Angela Tiozzi

(artein n°160)

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